"La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione,non con la vaghezza e l'abbandono al caso" Italo Calvino

Quanto presente su questo blog appartiene come diritti intellettuali a Rossana Di Poce, pertanto è vietato copiare i testi o scaricarne le immagini senza previo consenso dell'autrice.

22 ott 2014

Il Ricovero delle Vergini Napoletane, le "ritirate" di Sant'Eligio


Sant'Eligio Maggiore sorge per volere di Carlo I  il 20 luglio del 1270 ad opera di una congregazione mista di Napoletani e Francesi.

Napoli è diventata da qualche anno capitale, gli Svevi sono battuti, e il re può procedere in Piazza Mercato all’edificazione di una nuova chiesa, una chiesa reale, e così col benestare del vescovo Ajglerio, Giovanni Dottun, Guglielmo Burgugnone e Giovanni Lions, gentiluomini francesi, fondano Sant'Eligio, con la carica ulteriore di cuochi di SAnt'Aloja, forse perchè addetti alla cucina del re.
Inoltre, visto che mancava da quelle parti della città ad eccezione di San Giovanni a Mare riservato ai Crociati, ed erano piuttosto rari, decidono di fondare anche un santo ospedale.
Siccome però non si sapeva a che santo votare le nuove opere, se a Martino, Eligio o Dionigi, tre "cartoline" furono messe in un calice ed estratte: uscì il nome di Eligio di Cadigliac, vescovo di Noyon e tesoriere del re Dagoberto, orafo e funzionario alla corte merovingia.
Si concedevano inoltre 23 maritaggi, e corporazioni di mestieri, animali e infermi si posero sotto la protezione della chiesa. Poi, essendo Eligio, protettore dei maniscalchi, a Napoli venne in uso che un cavallo facendo il giro tre volte intorno alla chiesa riceveva la sua dose di miracolo; e il padrone poteva attaccare il ferro alla porta dell’edificio sacro. E, quando i maniscalchi mettevano fine alla loro attività, per raggiunti limiti di età o per l'anzianità del loro cavallo, portavano i ferri dell’animale e li appendevano nella loro cappella in Sant'Eligio. Per questo motivo, i napoletani, hanno collegato la dismissione dei ferri alla dismissione dell'attività sessuale per sopravvenuta
impotenza, ed ecco perchè spesso sentiamo dire il detto: "Chille ha pusato e fierre a Sant'Aloja",    (Sant'Aloja, corruzione partenopea del francese Eloi: Sant'Eligio).
Era il 1546 e don Pedro de Toledo decide di aprire un "conservatorio per le vergini" dove le fanciulle erano istruite al servizio infermieristico presso l'annesso ospedale di Sant'Eligio Maggiore, spostate in qua dalla chiesa di Santa Maria Spinacorona: si chiamò Ricovero delle Vergini Napoletane e accolse praticamente le fanciulle povere e prive di genitori. Le vesti se le dovevano cucire da sè, all’interno dell’ospedale dove pure erano ricoverate; non erano molti gli ospedali per sole donne in città.
Poi, siccome per governar le fanciulle che Don Pedro de Toledo aveva voluto qui ricoverate, essendo cresciute di numero ed esigenze (se ne facevano sposare 20 ogni anno con rendita di 70 o 100 ducati e le altre a far le oblate nella struttura) l'ospedale di Sant'Eligio rischiava di fallire, e allora che ti fanno i governatori di detto ospedale?
Ci mettono dentro un Banco dei Pegni: anno domini 1592, e fu subito un successo.
Ma siccome nel tempo, nemmeno il Banco di Sant'Eligio bastava più a sostentare le giovinette ivi protette, e i Francesi incombevano con le loro soppressioni, al ritorno dei Borbone, Ferdinando IV che ti fa? Assegna 5 numeri del lotto al Conservatorio delle Vergini: "l'Asilo" riscuoteva 25 ducati se usciva con estrazione ordinaria, dieci se straordinari. Lotto-welfare: anche questa l'abbiamo inventata noi.
Col tempo nel 1860 il decreto di Garibaldi assegna al Cav.Volpicella il governo di Sant’Eligio, e questi ne fa scuola di lettere e “lavori donneschi”; nel 1870 l’ospedale contiene 5 sale, e le “ritirate” fanciulle povere che senza averi decidono di restare nell’Ospedale e provvedere esse stesse all’Educandato e alla farmacia interna: ma ci sono anche alunne a pagamento che intendano istruirsi in lettere, pianoforte e canto, e tutte possono ottenere la licenza di maestre fino ai 20-21 anni. Accanto all'educandato si associa il vero e proprio Conservatorio di 60 donne indigenti, che governano il luogo e i possedimenti di Sant'Eligio, nelle varie mansioni: da direttrice a infermiera, economa e "invigilatrice di sala d'udienza", ma dalle mura di Sant'Eligio non possono uscire, pena la definitiva cacciata dal luogo.
Oggi, dopo essere stata una caserma e un asilo, in quel che resta degli splendidi cortili cinquecenteschi, nell'educandato e conservatorio  di Sant'Eligio dove si dava un mestiere e un rifugio alle donne della Provincia di Napoli, oggi resiste una nobile attività di sarti storici napoletani: i Canzanella. 15.000 costumi, 7.000 mila bottoni e bijoux che hanno fatto la storia di arte, cinema, televisione e teatro nazionale e internazionale. Sopra quei tetti dell’edificio, si vede Piazza Mercato e la sua tradizione tessile antica che qui vi aveva luogo d'elezione. Non male per una storia tuttta napoletana.


Nessun commento:

Posta un commento