"La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione,non con la vaghezza e l'abbandono al caso" Italo Calvino

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23 nov 2015

Beatrice d'Aragona, la regina rinascimentale dei libri di Napoli.

F.Laurana, Diva Beatrice d'Aragona ca 1475
 Dovrebbe essere nata di lunedì, 11 novembre 1457, la principessa napoletana Beatrice d'Aragona ( 1457-1508).
Quartogenita di Ferrante re di Napoli, cresce studiando a corte, imparando presto il Latino, finchè nel 1475, riceve una promessa di matrimonio importante: è quella di Mattia Hunyadi che dalla piccola nobiltà dei Monti Valacchi, è divenuto per elezione, re di Ungheria. Beatrice si sposa per procura a Napoli nell'anno 1475, officiante quel cardinale Oliviero Carafa amante delle arti che chiederà a Bramante di pensare il suo chiostro a Roma, e l'anno dopo sempre a Napoli di settembre, è incoronata Regina d'Ungheria e cavalca insieme al padre Ferrante per i Seggi di Napoli.  La parata è fatta: chi doveva sapere sa, e come da  tradizione napoletana sono state sparse monete durante la real cavalcata; finalmente si parte per l'Ungheria. Ha 19 anni, è colta ed è cresciuta circondata dall'arte e dal lusso di Napoli.Francesco Laurana nel suo soggiorno napoletano ne scolpirà il bellissimo busto di candido marmo.
La coppia in uno degli splendidi codici della Corviniana
Beatrice portava con sè verso la sua nuova residenza  preziosi i libri miniati alla corte di Napoli: di alcuni conosciamo persino i titoli, e furono fondamentali per un nuovo slancio che ebbe la costituzione in Ungheria della seconda biblioteca dell'intero Rinascimento: la Biblioteca Corviniana, dal nome dei corvi neri presenti sullo stemma di Mattia, detto appunto "corvino". Certamente portò con sè quelli che le aveva regalato il nonno Alfonso d'Aragona nel 1472 : le Epistulae e il De Officiis di Cicerone.
Mattia Corvino era un re soldato, molto amico di Lorenzo dei Medici e in stretto contatto con l'arte fiorentina, e Beatrice aveva una cara sorella maggiore: era Eleonora d'Aragona, duchessa di Ferrara, Modena e Reggio con cui rimase in confidenza epistolare tutta la vita. Si spedivano consigli e merci tra sorelle: le piccole felicità della distanza appaiono nelle loro complici missive.
Il re-marito Mattia Corvino insieme a lei, costruì attorno al palazzo di Buda, la parte vecchia di Budapest, e Visegrad, una corte pienamente italiana: mecenati entrambi, amanti dell'arte, del lusso, delle belle cose, insieme costituirono la grandiosa biblioteca  Corviniana,  che persino Lorenzo de'Medici prese da ispirazione per la sua a Firenze. L'unico altro grande esempio per ricchezza di volumi era quella Vaticana: ma i codici di Mattia e Beatrice vennero fatti miniare preziosamente coi loro stemmi costituendo in quella terra lontana un vanto unico che per trent'anni andò accumulandosi pare in circa 5.000 preziosissimi codici (1460-1490). Per diritto araldico ungherese, la presenza di entrambi gli stemmi sui libri poteva spettare solo alla moglie, alla coppia invece l'araldica dava la possibilità di utilizzare una sintesi degli stemmi dei due casati: così conosciamo anche le letture personali di Beatrice, ed anche i doni che ricevette personalizzati. 
le splendide maioliche del palazzo di Buda
Tra essi, tra messali, corali e libri d'Ore, spiccano le Vite di Plutarco, e quelle di Sant'Agostino, degna sintesi della formazione culturale di Beatrice. Senza dimenticare il prezioso trattato che Diomede Carafa, aveva scritto apposta per lei sul comportamento da tenere a corte da buona principessa, con la raccomandazione di imparare presto la lingua Ungherese. 
Per i 15 anni che Beatrice fu regina consorte, creò il fratello Giovanni d'Aragona arcivescovo di Strigonia e alla morte di lui passò il titolo al carissimo nipote Ippolito d'Este , figlio della sorella, raccomandandosi a lui di imparare la lingua Ungherese, proprio come le era stato insegnato. Purtroppo Beatrice e Mattia non ebbero figli legittimi, e allora Mattia pensò bene di proporre ed imporre Giovanni Corvino avuto precedentemente da un'amante di nome Barbara. Beatrice voleva conservare il Regno, e tentò disperatamente  di impalmare Ladislao II di Boemia dopo la morte di Mattia nel 1490. Le nozze furono svolte in segreto e poi ripudiate da lui, con la scusa di un cavillo, ovviamente solo per regnare con tutto il potere che la Regina mai gli avrebbe concesso. Fu allora, nel 1501, cresciuta l'ostilità della corte ungherese, che decise di tornare a casa, a Napoli. Nel lungo viaggio di ritorno passò dalla sorella amata, e forse riparò con sè libri e codici che oggi sono conservati anche tra Ferrara,Modena e Parma. I libri la seguirono sempre, e ritorneranno in parte a Napoli con lei, fierissima regina napoletana che seppe costruire il Rinascimento sulle rive del Danubio con le sue care letture.

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