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Adottata la colonna del '799: da oggi sarà piena di fiori.

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E' bello trovare la colonna dei Martiri del 1799 adorna di fiori. E da oggi lo sarà sempre: il punto che segna fisicamente il patibolo su cui salirono il 20 agosto 1799 i rivoluzionari napoletani, da oggi sarà più colorato, e soprattutto più curato. Succede che la ditta di Angelo, La Gardenia, ha adottato la colonna e rimesso i vetri colorati alla bella croce, ripulito il tutto e apposto una bella targa: è stata adotata e così non sarà più alla mercè dei vandali che la ricoprivano di scritte spray o della dimenticanza collettiva.  L'attività di Angelo inaugura oggi, e da ieri è tutto un pulire, sistemare, mettere i bei fiori davanti al marciapiede.  E' bello, per chi come me vive spesso Piazza Mercato, vedere una nuova attività e soprattutto l'entuasiasmo di Angelo, un corpulento ragazzo gentile che passa il tempo coi fiori. E' splendido che da oggi in poi, chiunque voglia, potrà vedere il luogo del patibolo della Rivoluzione Partenopea circondato da colore...

I vicoli di Napoli e l’effimero (Ernest Pignon-Ernest e Zilda)

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In questi giorni l’artista francese Ernest Pignon-Ernest è tornato a Napoli, ospite dell’Instituto Francese di Napoli, notizia ampiamente diffusa da siti e giornali. Tornato dopo le sue presenze del 1988, ‘90, ‘92 e ‘95 in cui ha incollato decine e decine di riproduzioni di opere d’arte, riprodotte di sua mano, sui muri della città, tra vicoli e monumenti. “Mi ricordo alla zecca, la strada stretta, la chiesa immensa,le balaustre nere,i blasoni con tre teschi, la sensazione, nell’incollare l’immagine che il muro la aspettasse.Camminavo sulle lastre nere come camminavo nell’antro della Sibilla.Un sentimento allo stesso tempo familiare e di riscoperta delle origini remote” (da Sei domande a Ernest Pignon-Ernest). E’ tornato perchè un collettivo di giovani studiosi si è messo sulle tracce della sua arte e ha video-proiettato sui posti dove erano i suoi lavori, l’immagine degli stessi, e ha filmato la reazione e la memoria, a tanti anni di distanza, della gente e degli abitanti di quelle ...

Fare Focus sulla città d’arte napoletana

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F.Solimena, Trionfo della Fede(inizi'700) Questa città multiforme, possiede decine e decine di monumenti sconosciuti e altri per cui si toccano cifre da record di visitatori. Ora, nessun organismo può vivere ingolfando un organo, e così accade -anche se nessuno se ne occupa- che  un monumento facilmente si possa congestionare e presto, prima o poi, rientri nel dimenticatoio. Ma questo fa parte anche delle mode: cambia col variare delle umane esigenze di rappresentazione. Ma quello che manca a Napoli è una seria politica del bene culturale: musei, chiese, luoghi, piazze, Municipalità, cappelle...si muovono ognuna per proprio conto, con orari, mezzi, situazioni differenti. Anche le nuove metropolitane, d’arte si, ma senza un coordinamento col resto delle cose, appartengono a questa industria culturale che potrebbe farci stare molto meglio. Se qualcosa è stato tentato con l’Artecard, ammesso che se ne possa trarre un bilancio propositivo, oggi si assiste dovunque al tentato rila...

Mummie e cuori aragonesi, San Domenico Maggiore e le sue arche

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L’arrivo a Napoli dei Padri Predicatori, ovvero i Domenicani, fu caldeggiato da Papa Gregorio IX , “essendo cominciati a disseminarsi in questa fedelissima città di Napoli alcuni semi di perniciosa eresia” . A detta del pontefice, a causa della protezione di Federico II erano aumentati i casi eretici e bisognava porvi rimedio; i Domenicani vennero dunque ospitati nella “badia” benedettina di Sant’Angelo a Morfisa fondata dall’omonima famiglia, e che già possedeva oltre la chiesa, un ospedale per poveri e un giardino. La “badia” sorgeva proprio sul terreno tra l’ingresso odierno da Piazza San Domenico e una parte dell’attuale Sagrestia; la convivenza fra Benedettini e Domenicani dovette essere molto propositiva se i primi cedettero definitivamente nel 1231 la badia ai secondi, o forse il potere di questi ultimi era in vertiginosa ascesa.  Si chiuse così una lunga esperienza dei monaci di San Benedetto la cui presenza era documentata fin dal 1116. Come ben sappiamo, fu Carlo II ...

Zen-Zilda e la Maddalena meditativa alla Scorziata di Napoli

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Zilda alla Scorziata da Il Mattino.it La chiesa e il conservatorio dedicato alla Presentazione di Maria al tempio, nota come la Scorziata a Napoli, prese vita dal progetto educativo dalla nobildonna Giovanna Scorziata e dalla sua “amicizia” con un’altra nobile, Luisa Paparo, e la di lei sorella, Agata. Il monastero a cui le giovani ragazze potevano accedere, forniva una cristiana istruzione e permetteva di scegliere alla fine del percorso fra la vita secolare e quella spirituale; fu fondato nel 1579 nei locali delle proprietà della Scorziata (parte del rinascimentale Palazzo De Scorciatis) che non senza dolore se ne privò, pur riservandosi una piccola proprietà all’interno del nuovo Istituto, e vi portò con sè anche le sorelle Paparo.  F.Heyez, Meditazione sulla Storia d'Italia Luisa divenne governatrice  e Agata vicaria; e così partì l’avventura del monastero laico del Tempio della Scorziata, o delle Scorziate, proprio davanti alla porta laterale della ma...

Narratologia d’amore per una città (apriamo varchi inediti di conoscenza)

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Palazzi Filomarino, loggiato rinascimentale 1512 Le famiglie nobiliari borghesi e mercantili che hanno costruito le loro dimore nel cuore della popolosa città del sole, si aprono tranquille alla visione aiutandoci a percepire le caratteristiche della magnificenza e della bellezza artistica; e grazie alle numerose possibilità offerte dai nostri soci e amici, possiamo mostrare inediti percorsi che schiudono la città e i suoi meandri,  le sue case aristocratiche in esclusiva, permettendoci di vedere ciò che normalmente non è visibile a tutti. Dalla vecchia dimora storica del Duca di Martina, a Santa Marta aperta ancora dalla Confraternita in via di estinzione, passando per una Spaccanapoli di famiglie storiche: Filomarino, Petrucci, De Sangro, Pinelli aspettando che le porte si aprano, aprendole noi stessi, incontrando le persone che vivono Napoli tutti i giorni, creando una rete umana che nella nostra sede si raccoglie e si conosce, dietro un buffet o un caffè.E quindi poi, nel...

La bellezza sprecata del paesaggio (sta dentro di noi)

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Mutuo il concetto dall'amico Franco Arminio: esiste una bellezza sprecata del paesaggio, anche urbana -benchè lui si riferisca alla splendida Irpinia-  che l'allucinazione e il disamore per noi stessi, ci ha annientato alla vista. E' solo il segno della nostra identità perduta, prima dentro, eppoi anche fuori. Ovviamente questo disamore è più in generale italiano, ma a Napoli è visibile fisicamente nelle persone e nel rapporto che esse hanno con la metropoli in cui sono nati e vivono. L’avidità scellerata della mani sulla città, dei progetti della politica dei bacini di voto -penso ai disastri dell’Italsider in cui meno di una generazione ha lavorato per una apocalissi ambientale che ne ha annientate almeno due- l’abbaglio del facile arricchimento, della corsa al consumo di suolo, persone, cose...tutte cause nefaste della irresponsabilità, in cui il conto da pagare veniva posticipato ai figli e ai nipoti. In questa folle corsa degli ultimi cinquanta anni, la bellezza è...