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Boccaccio a Napoli : il default delle banche e Fiammetta centro dell'universo.

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Gustave Wappers: Boccaccio racconta il Decameron alla regina Giovanna I Giovanni Boccaccio era stato mandato a Napoli dal padre Boccaccino da Chiellino, per imparare il mestiere : " Assai mi ricordo che da fanciullo il padre mio pose ogni suo sforzo, perch'io diventasse mercante"   nel 1327. Ha quindi 14 anni.     Ma non un mercante o un mestiere qualsiasi: una specie di affiliato del gruppo quasi manageriale dei Bardi di Firenze, la banca di il cui padre era socio. Era allora, una specie di "holding" medievale che aveva filiali in tutte le città importanti. E così Boccaccio figlio, fu spedito a far pratica, in un momento in cui anche le famiglie toscane dei  Peruzzi e degli Acciaiuoli finanziavano la corte e l'operato di Roberto d'Angiò e di mezzo mondo, Gerusalemme compresa,  in cambio di appalti di entrate doganali e di gabelle (i banchieri cioè riscuotevano le tasse al posto dello Stato) e commerciavano in lana e grano.Insomma, investivano....

La vera storia di "Sfruculiare la mazzarella" e un cantante "sopranista"

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Nicolino Grimaldi sopranista cantante di Napoli L'illustre Ulisse Prota Giurleo (Napoli 1886-Perugia 1966), un erudito ricercatore musicologo,  racconta che nel 1713 tornò a Napoli il cavalier Nicolino Grimaldi, una delle più grandi voci partenopee, un "sopranistra " (e quindi castrato) interprete amatissimo in Inghilterra a causa delle sue imbattibili personificazioni dei personaggi lirici di Georg Friedrich Handel : il suo Rinaldo pare fosse magistrale e fece la fortuna dello stesso Handel. Il Grimaldi, famoso ed acclamato, reduce da una tournee trionfale dall’Inghilterra passando da Venezia, aveva riportato  una mitica reliquia a Napoli: nientemeno che la “mazza” di San Giuseppe, ovvero l’autentico e originale  bastone del Santo . Come avesse fatto a procurarsi la mitica mazzarella , o perchè gli interessasse non è dato sapere, ma possiamo riflettere che il bastone di Giuseppe era più che un semplice bastone. Giuseppe era un téktón, in Greco più di un falegname, ...

Le azioni del sangue a Napoli: il museo Hermann Nitsch

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Dalla sede del settecentesco Palazzo dello Spagnuolo alla Sanità, poi trasferita a Palazzo Ruffo di Bagnara in Piazza Dante e definitivamente con il Museo Hermann Nitsch in Vico Lungo Pontecorvo, la Fondazione Morra mostra in questi giorni l’esposizione dal titolo: “ Azionismo pittorico-eccesso e sensualità” che mostra 70 opere di Hermann Nitsch per la prima volta in Italia provenienti dal Nitsch Museum di  Mistelbach (Vienna), mentre le opere del museo napoletano sono esposte nell'omonimo museo viennese nella mostra “ Arena. Opera dall’opera” a cura di Giuseppe Morra (sino al 29 marzo 2016) . Riconosciuto dal 2007 Museo di Interesse Locale, il Museo H.Nitsch - Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee, vuole essere un “luogo multifunzionale flessibile, dove sperimentare forme di arte plurime” che  riassume l’esperienza dell’austriaco Nitsch cominciata alla fine degli anni ’50 del ‘900 e che ha portato alla determinazione di “opere d’arte totali” ( Gesamtkunstwe...

A Napoli, nea-città: passano gli anni ma non il tempo

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Auguri di riconessione alla città eternamente nuova: questo è l'auspicio per il 2015. Questa mia città, Partenopoli di Partenope@ -ovvero una Napoli che sappia ritornare alla sua origine senza dimenticarsi il presente-  ha bisogno di narratori che la amino, come i grandi viaggiatori di un tempo, perchè i suoi abitanti possano percepire attraverso il racconto altrui la loro stessa identità. Come appartenersi attraverso, senza riuscire a guardarsi mai davvero dentro... In fondo a Napoli ci vivo da quasi venti anni, l'ho scelta e non me ne andrei mai: a me Napoli è cresciuta dentro senza peccato originale. Quell'astio tipico del napoletano oriundo (alla Totò) che ama-et-odia la sua città, lancia come una condanna che ricade sulla città medesima e su un'eterna sete di rivalsa: quest'anno non ci appartenga. Nemmeno la sirena era di queste parti, ma le scelse; per cui,  tenetela cara questa millenaria città di strati, dove un ordine cinquecentesco convive con una mai...

Dal caffè sospeso al caffè crossing: l'abbiamo inventato a Napoli

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Camminando per via dei Tribunali in questi giorni, avrete notato che il bar del Generale o Diaz, ha esposto due cartelli e una lista (meno visibile). Avevo già scritto in proposito della "cultura del sospendere" come atto di rivolta dove " una lunga matrice filosofica,  nelle radici della parola greca yps (su, sopra) e un Sanscrito forse, di spand-par : tremare, nel senso di agitare. Sospendere dunque, è un atto fortemente sovversivo delle regole e non così pacifico: un agitare sopra, se leggo in Latino. Molto più che un atto solidale: lo compie il popolo l'atto del sospendere, e il singolo individuo; lo fa silenziosamente dal basso verso l'alto, incrinando i rapporti tra le cose" L' "acino di fuoco" (Riccardo Pazzaglia) era un esempio: quando in un cortile a Napoli, qualcuno aveva acceso il fuoco, su una paletta era disposto a dare un tizzone ardente al suo vicino che non l'aveva acceso: gli passava un "acino di fuoco"; co...

1478: quella Madonna alla moda della natività Recco di Napoli

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Nella splendida chiesa rinascimentale di San Giovanni a Carbonara ,  la cappella della famiglia Recco o della Natività del Signore, fu fondata nel 1423 da Giosuè Recco, maggiordomo della Regina Giovanna II. Giosuè Recco “ fu molto caro al re Ladislao, e poi fu siniscalco della Regna Giovanna II” e fu dunque membro di quelle famiglie nobili che vollero assicurarsi un posto di rilievo e rappresentativo, specialmente negli anni in cui entrava in contatto imparentandosi con la nobile famiglia Sersale  (1426), nella chiesa che i Durazzo-d’Angiò andavano ideando come pantheon di famiglia. Nella Cappella Recco, fu custodito fin dagli anni della sua realizzazione e sempre, il gruppo scultoreo della natività, in origine un quadro grandioso composto da 42 esemplari  eseguito da  Pietro Alemanno  con la collaborazione del  figlio Giovanni (1478-1484) : i due ebanisti venivano forse da  Ulm , nella Germania sud-occidentale e provenivano da una cultura...

La terra del Vesuvio nel sangue, come vino (tenuta Sorrentino)

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L’inizio dei vini Sorrentino parte con Benigna di Terzigno, che aveva maledetto la terra avendone dovuta lavorare tanta, troppa: Benigna la mamma di Paolo Sorrentino, l’attuale titolare, voleva sposarsi un metalmeccanico per non pensare più alla terra e alle sue fatiche e così fece.Voleva stare tranquilla e siccome a 18-20 anni la schiena se l’era spaccata ben bene, aveva detto basta con la terra. A un certo punto però, un piccolo pezzettino di terra che Benigna ha in famiglia, quel pezzo primitivo dell’attuale tenuta, lo vede in balia di amministratori avidi e non ce la fa più: si rimette a lavorare la terra. Più o meno intorno agli anni ‘70, Benigna si riprende altra terra e la sua radice e il resto è una storia di un figlio, Paolo Sorrentino, che raccoglie l’amore della mamma e lo prosegue. Questa piccola storia assomiglia alla grande storia dell’Italia, che ripudia le fatiche della terra e poi, accortamente, ci ripensa: menomale che Benigna la terra ce l’aveva nel sangue. All’in...