"La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione,non con la vaghezza e l'abbandono al caso" Italo Calvino

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19 mar 2015

La vera storia di "Sfruculiare la mazzarella" e un cantante "sopranista"

Nicolino Grimaldi sopranista cantante di Napoli
L'illustre Ulisse Prota Giurleo (Napoli 1886-Perugia 1966), un erudito ricercatore musicologo,  racconta che nel 1713 tornò a Napoli il cavalier Nicolino Grimaldi, una delle più grandi voci partenopee, un "sopranistra" (e quindi castrato) interprete amatissimo in Inghilterra a causa delle sue imbattibili personificazioni dei personaggi lirici di Georg Friedrich Handel: il suo Rinaldo pare fosse magistrale e fece la fortuna dello stesso Handel. Il Grimaldi, famoso ed acclamato, reduce da una tournee trionfale dall’Inghilterra passando da Venezia, aveva riportato  una mitica reliquia a Napoli: nientemeno che la “mazza” di San Giuseppe, ovvero l’autentico e originale  bastone del Santo .
Come avesse fatto a procurarsi la mitica mazzarella, o perchè gli interessasse non è dato sapere, ma possiamo riflettere che il bastone di Giuseppe era più che un semplice bastone. Giuseppe era un téktón, in Greco più di un falegname, come invece han tradotto nei primi secoli: era un quasi edile,  non proprio un semplice falegname ma qualcosa tipo un capo-masto, e forse il bastone era in origine un attributo metrico di potere della sua categoria, prima che una scrittura sacra lo facesse fiorire di gigli (lasciato su un altare, miracolosamente fiorì), per poi passare a sigillo di garanzia di fertilità.
Insomma un attributo iconografico, la “mazzarella”,  che si presta ad una ambiguità semantica di non poco conto e per giunta, nel caso di Giuseppe piutttosto equivoca, vista la gravidanza divina di Maria, cui i gigli che vi fioriscono sopra rimandano. Ci sarebbe molto da riflettere anche sulle parole: virgo-verga-vir- e vireo: che vuol dire verdeggiare; tutti elementi che rimandano alla floridezza, e di conseguenza anche ad un legame semantico riproduttivo e alla fertilità.
Non ne parliamo poi se se la procura un cantante castrato.   
Il Niccolini(Zanetti1732ca)centrostudipergolesi.unimi.it
Così, il Grimaldi tornando a Napoli di agosto del 1713, recava con sè il prodigioso bastone-reliquia, dal grande significato intrinseco, che lo si capisse o meno, e che fu presto benedetta dal vescovo e messa in mostra in una apposita cappellina privata del cantante. Siccome a Napoli le voci corrono leggere trai vicoli, ovviamente a casa di un cantante famoso ancor di più, tutti cominciarono a recarsi a vedere la mazzarella e a rendervi omaggio.
E siccome ciascuno se ne cercava di portare un pezzettino o l’allisciava toccandola, pare che il maggiordomo veneto  fosse messo a guardia per evitare danni alla preziosa verga: il vietato “sfregolare” (strusciare, toccare e quindi anche asportare)  in napoletano passò presto in “sfruculiare”.
E dunque in un equivoco che parte nientemeno dall’iconografia generale del Santo Giusto e del suo attributo potenziato, e che potremmo definire quantomeno una dotta costruzione iconografica circa il passaggio dell’angelo e una incerta attribuzione di paternità, a Napoli si passò presto al detto “ Nun sfruculià 'a mazzarella 'e San Giuseppe” per dire di non arrecare disturbo o danno inutile.
Che sia poi legato al Settecento è tutto dire, che poi rimandi ad una reliquia che a Napoli sarà passata di bocca in bocca in casa di un grande cantante castrato, è solo il segno che nulla di sacro o vagamente ambiguo, a Napoli non riesca a trovare il più grande terreno creatore di miti. Mitopoiesi: fare miti, i Napoletani ce l’hanno nel sangue, è il caso di dirlo, trai vicoli stretti.

Napoli 1495: il "mal napoletano" e le "500 puctane" di Carlo VIII


L'ingresso dei Francesi a Napoli il 22-2-'495(M.Ferraiolo, Wikipedia)

Veniamo ai fatti. Il giovanissimo re Carlo VIII di Francia ultimo dei Valois rivendicava il possedimento del regno che un tempo era stato angioino,ovvero Napoli: chiamato in causa anche da Lodovico il Moro che da Milano aspirava al Regno di Taranto nei possedimenti napoletani, decide di intraprendere la prima delle horrende Guerre d’Italia (Machiavelli).
La discesa di mercenari e quindi al soldo, ed è formata da 30.000 soldati guasconi, fiamminghi, svizzeri, spagnoli e italiani ed inizia il primo settembre 1494: assomiglia secondo il Machiavelli e il Gucciardini, più ad una passeggiata militare che ad una vera e propria guerra. E come tale, così ci scrivono i contemporanei, l’esercito francese era allietato dalla discesa di “500 puctane” atte a soddisfare il bisogno delle orde nella pugna. Il 28 gennaio Roma è presa e ci si dà ai bagordi, e il 22 febbraio del 1495, Napoli si arrende presto presidiata com’è solo da un migliaio di soldati, 'che il re si è messo altrove in salvo in attesa di alleanze e rinforzi.  Solo il 22 maggio 1495 re Carlo VIII entra trionfante a Napoli vestito come l’Imperatore di Bisanzio e in carro trionfale, ma la pacchia napoletana dura poco: Carlo VIII è costretto a ritirarsi di corsa,  poichè si è formata una Lega Santa di Venezia contro di lui, e nel riprendere la strada di casa, deve combattere a Fornovo una cruenta battaglia, la sola rilevante del resto che riesce a vincere mentre si ritira( luglio 1495). Così Ferdinando II d’Aragona riacquista il Regno di Napoli, per morire a ottobre lasciando come erede al trono lo zio Federico.
 Proprio a Fornovo  i medici osservano i primi bubboni della sifilide. Alcuni soldati mostrano le pustole di quella che è una nuova dolorosissima malattia: rientrano a casa in Francia e in mezza Europa, e da lì l’epidemia si espande. Alla fine del 1495 da Norimberga a Strasburgo le “bubas” (i bubboni) piagano uomini e donne, e i ciarlatani cominciano ad inventarsi le cure, visto che i medici non ne hanno. E mentre si cercano cure e si osserva la malattia, si cerca anche la colpa. Il “mal napoletano” è la colpa di tutto, poi finalmente diventa “mal francese” e poi “mal franzoso” e ancora morbo gallico: la Francia si assuma la sua responsabilità!
Colpa dell’accoppiamento tra uomini e scimmie?Della crudeltà spagnola che mescola sangue infetto e vino greco?Dei Napoletani che hanno avvelenato i pozzi d’acqua o la collera di Dio? Dopo aver palleggiato le bubas e le responsabilità del contagio tra Napoli e la Francia, la soluzione geniale condivisa starà alla corte di Ferdinando e Isabella, in Spagna: è colpa degli Indiani d’America, e quindi la malattia sconosciuta viene dal Nuovo Mondo. E come da tradizione  di tauromachia si taglia la proverbiale testa al toro: le “bubas” vengono dalle Nuove Indie.
 denti al mercurio di Isabella d'Aragona,S.Domenico Maggiore.
 E così per qualcuno, medici compresi, sono le Indiane, portate a forza tra le “puctane” dell’esercito francese a prostituirsi a Napoli che hanno infettato il mondo: potrebbe anche essere, ma non ne abbiamo la certezza, e comunque i Napoletani si stavano facendo la loro storia, e fu Carlo VIII e le sue manie di eredità a crearne i presupposti.
La pandemia continua in tuto il globo: nel 1512 la malattia è arrivata in Giappone, dove la chiamano “Ulcera o mal di Cina” : insomma ognuno cerca come può di dare la responsabilità ad un altro. Per lunghi secoli si cercherà una soluzione medica: il guaiaco (pianta dell’America!) e il mercurio la faranno da padrone, e quest’ultimo verrà somministrato anche sotto forma di pillole fin dal 1535. Impiastri, frizioni,abluzioni, suffumigi di mercurio invaderanno l’Europa, con grande gioia dei ciarlatani, senza contare che ormai all’ordine del giorno erano i casi di intossicazione mercuriale: eruzioni cutanee, ulcerazioni ed effetti neurologici erano considerati non effetti collaterali della cura a base del tossico mercurio, ma sintomi normali della malattia.
Proprio in Spagna comincia la stretta sorveglianza della morale delle prostitute con una crociata moralizzatrice che la Controriforma cavalcherà in pieno: l’onestà delle fanciulle e la loro verginità diverrà il sacro bene da tutelare, e il resto, da salvare e far pentire. Ai tempi di Falloppio, tra la prima e la seconda metà del ‘500, la cura sperimentale per così dire, poteva essere complicata: pezzi di stoffa preparati nel vino, trucioli di guaiaco, pagliuzze di rame,mercurio precipitato,radici di genziana, corallo rosso,cenere d’avorio, corno di cervo bruciato ed altro pastrocchio da mettere sull’organo maschile post-coitum per diverse ore. Nemmeno Casanova (siamo ormai del Settecento) fu esente dalla silifide, anzi, nei suoi scritti ammette di averla avuta almeno una ventina di volta, segno che la malattia lo accompagnava silente: Casanova racconta di aver sperimentato uno di quei ritrovati che dall’Inghilterra muovevano i primi risultati di prevenzione: “redingote d’Inghilterra”, “capote d’Anglaise”, ovvero i primi preservativi, “condom” a base di intestino cieco di pecora.
A quel tempo, la sifilide non era più “mal napoletano”: per cinque secoli è stata il terrore  dei matrimoni e non solo.La regina delle malattie veneree, perchè silente, più dell'Aids: il gallico morbo.

(per tutte le annotazioni medico-storiche si rimanda principalmente a Il mal Francese, Claude Quetel Il Saggiatore, 1993)