"La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione,non con la vaghezza e l'abbandono al caso" Italo Calvino

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24 mag 2018

L'anno dei Seneca: le eccezionali scoperte di Napoli, tra papiri e manoscritti


dal portale www.researchitaly.it CNR
Il 2018 deve essere l’anno dei Seneca: in pochi giorni da Napoli, arrivano due incredibili notizie di ritrovamenti che riguardano la famosa famiglia di storici, filosofi e drammaturghi invischiati con la politica: Lucio Anneo Seneca il Vecchio padre di quel Lucio Il Giovane che tentò di educare Nerone. Le loro opere letterarie vengono scoperte in questi giorni dagli studiosi, tra città sepolte e biblioteche profanate.

 
Il primo ritrovamento viene dalla papirologa Valeria Piano dell’Università Federico II, e risale a pochi giorni fa: dai rotoli vesuviani di Ercolano, è saltato fuori l’"Historiae ab initio bellorum civilium" di Lucio Anneo Seneca il Vecchio. Ritenuta perduta per sempre e fino ad oggi sconosciuta mostra l’eredità culturale del padre verso il figlio: un anno di puzzle per rincollare e leggere il papiro n. 1067 ridotto a brandelli del papà di Seneca il Giovane.
Il manoscritto dei Girolamini, sal sito Treccani
Il lavoro certosino ha permesso di datare l’opera ai primi decenni tra il 27 a.C. e il 37 d. C., tra Augusto e Tiberio: la Villa dei Pisoni da cui proviene, conferma l’importanza della biblioteca che vi si conservava: il direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, Francesco Mercurio, ha annunciato con grande entusiasmo la strabiliante notizia. Tra il 1752 e il 1754 durante gli scavi del sito, la villa attribuita a Lucio Calpurnio Pisone, suocero di Giulio Cesare, venne denominata Villa dei Papiri. E’ a tutti gli effetti il più antico fondo librario della terra: oltre 1100 unità o “volumina” che hanno scritto un capitolo incredibile della letteratura antica. I papiri, trasportati a Portici dopo il ritrovamento dai profondissimi cunicoli borbonici, si provò in tutti i modi a leggerli: il principe di Sansevero Raimondo di Sangro azzardò col mercurio, e tre o quattro rotoli andarono distrutti; stessa sorte toccò al rotolo che il filologo Alessio Simmaco Mazzocchi espose al sole sotto una campana di vetro. Ben 18 e altre parti di due papiri, Ferdinando IV li regalò al principe di Galles -poi re Giorgio IV- tra il 1802 e il 1816 per ottenere 18 canguri per la Floridiana: un baratto niente male per gli Inglesi. Poi finalmente arrivò Antonio Piaggio (1713-1796) che lavorava già alla Biblioteca Vaticana, e si inventò un geniale marchingegno che riuscì a svolgerli, e fino al 1906 si andò avanti col suo metodo. Con lui nacque l’Officina dei Papiri Ercolanesi, insieme all’Accademia Ercolanense. Tutti i papiri finirono nella fuga borbonica a Palermo nel 1798, poi al Palazzo degli Studi e infine alla Biblioteca Nazionale (1924): che si siano salvati ha del miracoloso, e oggi le nanotecnologie degli Istituti di Fisica Nucleare, il CNR di Napoli e Roma, studiosi e paleografi di tutto il mondo tra microscopi e luce del sincrotone ci permettono di scoprire la più antica biblioteca del mondo.
BB.CC. la macchina di Piaggio
L’altra grande notizia riguarda invece la Biblioteca dei Girolamini: un antichissimo codice scampato al saccheggio della “biblioteca Nome della Rosa” è stato ritrovato e studiato della Federico II. Con il Mibact, l’università federiciana lavora da un anno alla “Scuola di alta formazione in Storia e filologia del manoscritto e del libro antico” creata appositamente per la biblioteca Vico fondata nel 1586, già al centro dell’infame scandalo dei furti, vendita illegale dei libri e sottoposta a sequestro da diversi anni. La Treccani ha curato una eccellente riproduzione dell’opera recuperata: “Il Teatro di Seneca”, in 299 esemplari limitati. Le eccezionali miniature del manoscritto dei Girolamini illustrano il testo di Seneca il Giovane: oro e splendenti sfondi azzurri dalle cesellature raffinatissime, conservano le tragedie che hanno influenzato per secoli il teatro mondiale: Shakespeare, Racine, Artaud, Brook e Ronconi vi si sono ispirati. L’ignoto autore del manoscritto è chiamato oggi il “Maestro del Seneca dei Girolamini”: un abile miniatore dell’età angioina di Giovanna I d’Angiò, che proseguì l’opera del nonno Roberto d’Angiò Il Saggio, che a Napoli aveva chiamato Giotto, Simone Martini e tanta altra bellezza. Re Roberto aveva individuato in lei la prima regina di Napoli, contro la Legge Salica che escludeva le donne dal potere, e Giovanna che scrisse al papa Urbano V: “Mi dolgo di una cosa sola che non sia piaciuto al Creatore farmi uomo” finì al centro di congiure e barbaramente uccisa. Grazie al manoscritto del Maestro di Seneca dei Girolamini, la ritroviamo erede gloriosa di cultura: con lei ed Ercolano, la Napoli contemporanea torna centro della letteratura universale coi suoi due Seneca ritrovati, e racconta di padri, figli e figlie di una millenaria città di capolavori universali.


19 mag 2018

100 anni di Spiritismo Napoletano: Eusapia Palladino e Italo Calvino

Una seduta spiritica
Eusapia Palladino (1854-1918) era figlia di contadini di Minervino Murge e divenne la più grande spiritista partenopea della storia. 
Della sua vita si sa poco: in una intervista alla rivista americana Cosmopolitan Magazine del 1910, è lei stessa a raccontarsi. La mamma sarebbe morta di parto e il papà ucciso dai briganti; una proverbiale botta in testa da bambina le avrebbe consentito di amplificare i poteri di cui godeva. Eusapia abitava in via Benedetto Cairoli ad un numero sconosciuto, e morì in un basso poverissima nel Borgo di Sant’Antonio nel cuore popolare di Napoli, 100 anni fa, il 18 maggio.
Le sue straordinarie doti sarebbero emerse presso la famiglia Migaldi di Napoli, quando immigrata come bambinaia e domestica, Eusapia venne invitata per caso ad occupare il posto vacante in una seduta spiritica. Lo spiritismo era allora una vera moda, ed Eusapia incontrò il medico-spiritista napoletano Ercole Chiaia che la mise in contatto con Cesare Lombroso che parve crederle.
La Sapio, come era conosciuta a livello internazionale, aveva guadagnato fama e credito esibendosi in sedute spiritiche molto discusse; oggetto di osservazione da parte di medici, occultisti, psicologici e scienziati di mezzo mondo, ma incappò a Milano in Eugenio Torelli Viollier (1842-1900), il napoletanissimo garibaldino fondatore de Il Corriere della Sera. Fu lui ad accanirsi contro i suoi “trucchi” a partire dal 1892: “effetto d’una semplice ciurmeria”.
Eusapia Palladino ( G. de Fontenay)
Numerose commissioni scientifiche si succedettero negli anni per esaminare i veri poteri della medium mentre lei faceva lievitare tavoli ed oggetti tra lo stupore di mezzo mondo: Eusapia era un mito a Roma, Parigi, Marsiglia, Varsavia, San Pietroburgo, Londra e negli States; persino i coniugi Curie, Nobel in chimica, ne furono incantati partecipando alle sue sedute.
Per questi cento anni del mito controverso della medium Eusapia Palladino e del suo multiforme ingegno partenopeo, è bello ricordare la performance di una artista contemporanea cresciuta a Bari, nella terra di Eusapia: Chiara Fumai (1978-2017). Chiara era nota a livello internazionale per le sue installazioni e i suoi video dedicati alle tematiche femministe: nella caldissima estate dell’anno scorso, nella galleria barese Doppelgaenger, Chiara si è tolta la vita a soli 39 anni.  Aveva dedicato Valerie Solanas e con il video “The Book of Evil Spirit” (2015), vestiva i panni della medium che richiama gli spiriti di scrittrici e attiviste.
un bellissimo ritratto a Eusapia Palladino che legge
Chiara Fumai: Eusapia Palladino legge V.Solanas 2013
A cercare per bene, Eusapia è anche lo strano nome di una della città invisibili di Italo Calvino, dove la città dei vivi imita la sua copia sotterranea e speculare dei morti: “Nessun altro ha accesso all'Eusapia dei morti e tutto quello che di laggiù si sa da loro (… ) Dicono che nelle due città gemelle non ci sia più modo di sapere quali sono i vivi e quali i morti”. Così, tra le migliori pagine della letteratura italiana e dell’arte contemporanea, rivive Eusapia e lievita per davvero lo spirito di Napoli.


Pubblicato il 18 maggio 2018, per cento anni dalla morte di Eusapia, su Corriere del Mezzogiorno


17 mag 2018

Nasce la CasaMuseo Circolo Artistico Politecnico: 130 anni tra musica, letteratura e teatro

Ferdinando Russo affacciato Circolo Artistico Politecnico
Ferdinando Russo ( 1866-1927), poeta e autore di celeberrime canzoni napoletane amava frequentare il Circolo Artistico Politecnico in Piazza Trieste e Trento: una sua bella foto lo ritrare affacciato al balcone del Palazzo Zapata verso via Toledo agli inizi del 1900. E' lui uno di quegli "incroci culturali" che il Circolo Politecnico rappresenta: non a caso a lui è intitolata la biblioteca di 4000 volumi ivi conservata.
Il 14 maggio 2018 alle ore 18.00 si è inaugurata la nuova casa-museo della Fondazione Circolo Artistico Politecnico, che apre definitivamente le porte dell’esclusivo circolo: 500 opere pittoriche e 80 sculture, 5000 foto e migliaia di libri.
Nei primi decenni del ‘600, il Cardinal Viceré Antonio Zapata rilevò l’ex-foresteria reale in quella che è oggi Piazza Trieste e Trento, e la proprietà dopo vari passaggi fu ristrutturata da Carlo Vanvitelli all’inizio del 1800 e affittata al “Circolo Artistico Politecnico” nel secolo successivo.
Il Politecnico, nato definitivamente nel 1907 dalla fusione tra la primitiva Società degli Artisti, Circolo Forense e Circolo Politecnico, è un esclusivo “club” culturale opera da 130 anni nel cuore di Napoli: la nuova casa-museo permetterà di visitare le sale e le opere d’arte contenute, nonché di consultare tutto attraverso un museo “smart” con Q-code azionabili dal cellulare e tablet.
Il Salotto dell'800 del C.A.P.
Dal martedì al sabato, potremo conoscere uno dei circoli più esclusivi della città dalla ibrida formazione e lunghissima storia, frequentato da personalità fondamentali per Napoli.
Se infatti la sua anima è legata a quella alla fondazione nel 1888 della Società Napoletana degli Artisti in casa del pittore Eduardo Dalbono, con la complicità del Principe di Sirignano Giuseppe Caravita – illuminato mecenate e politico partenopeo- le iniziative cominciano alla grande grazie al sostegno della Casa Reale:  nel 1891, il Politecnico patrocina infatti la “Prima Mostra Permanente” di autori come Morelli, Migliaro, Pratella, Mancini e Casciaro insieme a Gemito, D’Orsi, Irolli e tanti altri che frequentano il Circolo.
E.A.Mario al C.A.P
Il Politecnico nel corso del tempo si è andato strutturando mediante una larga forma di intesa tra soci e non, poeti e scrittori che vi tenevano conferenze, dibattiti e confronti (Serao, Di Giacomo, Russo, Carducci e tanti altri) unita alla frequentazione e l’esibizione di musicisti importanti (Mascagni, Leoncavallo, Gigli, Verdi, Tosti, E.A.Mario) fino ad ospitare divi del cinema muto (Francesca Bertini) e mille altre personalità che hanno lasciato autografi nella bella fototeca.
G.P.Tosti al C.A.P.
Nel 1961 nel Politecnico nasce la prima “Scuola di Arte drammatica” unitamente alla “Compagnia Stabile di Prosa” e al “Teatro dei giovani”; con “L’Artistico” –il periodico del Circolo- si fomenta in città l’attenzione per le nuove leve del teatro e della recitazione. All’interno del Politecnico furono fondate l’Accademia Napoletana di Scacchi, e rese operative scuole di danza e ginnastica ritmica. Negli anni ’50 furono dichiarati soci onorari politici come De Nicola e Leone.
Nelle sale che espongono dipinti, sculture e fotografie d’epoca, si respira aria di feste, intrattenimento, conversazioni e scambi di idee che hanno attraversato 130 anni di storia napoletana e nazionale. Soprattutto quella forma di ibridazione letteraria, musicale e teatrale che a Napoli ha fatto storia.
Nello splendido salone Liberty di Giovanni Battista Comencini del 1911, si è tenuta la cerimonia di inaugurazione della Casa-Museo, una breve presentazione del volume delle collezioni curato dalla prof.ssa Isabella Valente, e per una volta Comune, Regione e Cardinale erano presenti tramite loro delegati o messaggi, tutti uniti nel festeggiare l’ingresso nella contemporaneità di una istituzione unica che non ha pari in Italia per varietà di interessi.

16 mag 2018

Wine & Incivility: I Palazzi Reali di Caserta e Napoli profani da escrementi e selfie

Palazzo Reale di Napoli, Trono per un selfie;                                         Reggia di Caserta Sala del Trono, escrementi

























Il Trono di Palazzo Reale di Napoli usato in 4 per un selfie, e la Sala del Trono di Caserta come un gabinetto: sono notizie agghiaccianti degli ultimi giorni. 
Cosa altro dobbiamo aspettare dopo questi scempi?
Wine & The City è una bella manifestazione, oggi rovinata da 4  donne senza rispetto per la loro storia e i beni pubblici. E’ di poche ore infatti la notizia drammatica della violazione di ogni tutela nella Sala del Trono di Palazzo Reale avvenuta nella serata del 10 maggio durante uno degli appuntamento dell'evento che coniuga arte e vino a Napoli, nello stesso giorno dello scempio denunciato a Caserta.
A Napoli, dopo le foto postate su Instagram e prontamente rimosse dal profilo, la denuncia è partita da Francesco Emilio Borrelli e da Gianni Simioli. Pronta la replica di Donatella Bernabò Silorata, organizzatrice di Wine&Thecity : "per l’utilizzo dell’Ambulacro e per l’apertura straordinaria del Museo dell’Appartamento Storico abbiamo pagato 8.934 euro incluso lo straordinario per i custodi addetti alla vigilanza e rispettato tutti i dettami richiesti. Alla serata hanno partecipato 282 persone tra cui il sindaco di Napoli”. 
Come giustamente specificato dall’organizzatrice, non era una serata ad invito, e dovevano esserci i sorveglianti. Già ma come sempre, dove erano? Dopo gli escrementi nella bella Sala del Trono datata al 1845 della Reggia di Caserta e la notizia rimbalzata da Casertace.net , questo è l’ennesimo affronto al nostro patrimonio e alla nostra identità, che le aperture straordinarie evidentemente non riescono a gestire e ad evitare. La Sala del Trono di Palazzo Reale di Napoli, col suo scranno storico su cui incoscientemente 4 donne si sono sedute senza pensare minimamente al reato che commettevano, sperando forse di restare impunite. Senza riflettere e sapere evidentemente della data del 1820, anno di realizzazione del trono e della sua fragilità che costò insieme alla sala, la fatica delle ricamatrici del Real Albergo dei Poveri con le sue sete rosse trapunte di gigli d’oro. Restituito dopo il faticoso restauro durato due anni nell’aprile del 2017, il trono è un simbolo per tutti: re Ferdinando II e Francesco II vi si sedettero, ed erano gli ultimi respiri del Regno e della sua grandezza. L’affronto, l’ennesimo al patrimonio, dovrebbe ormai farci domandare con maggiore serietà fino a che punto spingerci negli eventi e nella tutela, dove è evidente non riusciamo a contenere l’inciviltà e l’ignoranza. E dove il personale sottodimensionato o assente, non riesce a gestire le minime norme di sicurezza.  Per arrivare nella Sala IV del Trono, bisogna attarversare le altre, e non può essere accaduto al buio, inoltre la foto è stata scattata da una quinta persona, quindi sale il numero delle persone implicate nella bravata. E se ci fossero stati furti? Se mancassero all'appello oggetti, o ci fossero stati danni? Lo sanno le signore che competerebbe a loro risponderne?
Quello commesso è un reato.Non può lasciarsi impunito.
Che senso ha aprire le porte di musei e dei tesori che custodiscono quando ormai l'intrattenimento e la volgarità è l'unica cosa di cui riusciamo a parlare? Si spera che le donne vengano identificate e denunciate: che sia una lezione per tutti. Si prendano provvedimenti perché è vergognoso ormai lo stato di declino con cui accettiamo che queste cose accadano senza porvi rimedio.