"La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione,non con la vaghezza e l'abbandono al caso" Italo Calvino

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27 gen 2015

Le azioni del sangue a Napoli: il museo Hermann Nitsch



Dalla sede del settecentesco Palazzo dello Spagnuolo alla Sanità, poi trasferita a Palazzo Ruffo di Bagnara in Piazza Dante e definitivamente con il Museo Hermann Nitsch in Vico Lungo Pontecorvo, la Fondazione Morra mostra in questi giorni l’esposizione dal titolo: “Azionismo pittorico-eccesso e sensualità” che mostra 70 opere di Hermann Nitsch per la prima volta in Italia provenienti dal Nitsch Museum di  Mistelbach (Vienna), mentre le opere del museo napoletano sono esposte nell'omonimo museo viennese nella mostra “Arena. Opera dall’opera” a cura di Giuseppe Morra (sino al 29 marzo 2016) .
Riconosciuto dal 2007 Museo di Interesse Locale, il Museo H.Nitsch - Archivio Laboratorio per le Arti Contemporanee, vuole essere un “luogo multifunzionale flessibile, dove sperimentare forme di arte plurime” che  riassume l’esperienza dell’austriaco Nitsch cominciata alla fine degli anni ’50 del ‘900 e che ha portato alla determinazione di “opere d’arte totali” (Gesamtkunstwerk) con l'ideazione dell’Orgien Mysterien Theater  (Il teatro delle Orge e dei Misteri) da lui fondato nel 1957.
“Il teatro di Nitsch è composto di quattro imprescindibili elementi che si compenetrano tra loro: gli scritti teorici e le poesie, la creazione di monumentali composizioni musicali, una vastissima produzione pittorica - la pittura d’azione, i progetti architettonici utopici, la grafica concettuale - e le dettagliatissime partiture. Questi elementi sono il punto di partenza dai quali Nitsch arriva alla progettazione e alla finale esecuzione delle sue Azioni” : il suo lavoro è pervaso da riferimenti all’inconscio e alla psicoanalisi e stimola certamente “le sensazioni umane in modo provocatorio ed offensivo attraverso un linguaggio composto di elementi forti già presenti nel linguaggio delle cerimonie ataviche e appartenenti alla mitologia, che riutilizza per le sue Azioni”.
Misticismo dionisiaco, sangue e rito, passione e simbologia, tragedia greca pervadono l’opera talvolta cruenta di questo autore dell’Azionismo Viennese; avanguardia del secolo scorso in cui  “immagini e tematiche di matrice psicologistica, sado-masochista e autolesionistica, ispirate da un diffuso atteggiamento dissacrante, a tratti profanatorio, nei confronti dei simboli religiosi, delle funzioni del corpo e delle pratiche sessuali” venivano e vengono messe in mostra. Riflettendo un pò di storia, l’Azionismo Viennese ha la sua matrice nel più ampio espressionismo austriaco (Egon Schiele, Oskar Kokoschka,R.Gerlst e Arnold Schoenberg) e più in generale al simbolismo e decadentismo centroeuropeo (G.Klimt, A.Rubin; Artaud, De Sade...).E’ dunque parte di una ricerca estetica che va avanti da più di un secolo, e che nel caso di Nitsch è caratterizzata da una matrice mistica che cerca relazioni "tra i simboli del vino e sangue, carcasse di animali, uomini nudi, frutta e fiori, attraverso la musica del rumore, le grida umane, gli strumenti elettronici e la stimolazione di sentimenti opposti come gioia e dolore". Ogni azione, e dunque ogni singola opera d’arte, è anche frutto della stimolazione dei partecipanti all’Atto: i concelebrati aiutanti, che poi cedono e aggiungono all'opera pittorica camicie impregnate di sangue, pianete, calici e barelle che diventano parte integrante delle Azioni.
Dalla metà del ‘900 ad oggi Nitsch ha operato Azioni in tutto il mondo, eleggendo il castello di
Prinzendorf (Vienna) a suo ritiro ideale d’arte, dove le sue azioni possono durare anche settimane ( come "6-Tage-Spiel" o rito delle sei giornate, nell’estate del 1988). E come abbiamo visto, gli è stato dedicato un museo a Mistelbach,  al confine con la Repubblica Ceca dove attualmente le tele napoletane sono in scambio.
Le tele, tradizionali non riescono : “più a sostenere l’interesse di per sé. L’arte oggi esplora le possibilità dello spazio circostante, indaga le potenzialità delle nostre sensazioni, studia la bellezza interiore, converte gli osservatori in attori, dona alla comunicazione dei criteri nuovi che servono a dare una nuova definizione del concetto d’arte. Installazioni, ambienti, happenings, performances, alcuni video che hanno raggiunto questo senso d’apertura fanno parte di questo nuovo concetto d’arte. La rappresentazione mentale del concetto di Erweiterte Kunstbegriff (arte amplificata) di Joseph Beuys non si muove in una sola direzione” .
Dal manifesto del 1963, Hermann Nitsch si esprime chiaramente:
“Mete che l’om theater e quindi la mia pittura si propongono di conseguire:
1. la pittura può svilupparsi fino a diventare una liturgia dipinta, una via di meditazione liturgica che richiede l’affermazione della vita;
2. attraverso l’om theater si deve creare una festa centrale di resurrezione per l’esistenza;
ogni discesa nel perverso, nel disgustoso avviene nel senso di un salvifico rendere coscienti”.

Hermann Nitsch nato nel 1938,  appartiene di fatto a quella lunga ondata del ‘900 che ha indagato la sperimentazione ai limiti dell’illegalità; egli stesso fu costretto a lasciare l’Austria, e ha spinto di fatto, più o meno piacevolmente per lo spettatore,  a prendere atto delle pulsioni interiori attraverso l’uso della materia, anche la più truculenta e nauseante. Occorre reinserire la sua opera all’interno di un più vasto movimento europeo per comprendere l’acceleratore di questi limiti; resta un dato di fatto che a Napoli, Hermann Nitsch per la sua grande amicizia con il gallerista Peppe Morra, ha ottenuto uno spazio davvero unico e affascinante come la vecchia centrale elettrica del Teatro Bellini sopra il cavone. Il sangue, ancora un legame di sangue, tra questa città e un artista: non è un caso. Nella terra della liquefazione, la prossimità con la materia e il colore rosso, sono punti imprescindibili per capire quell’attrazione fatale che lega l’artista a Napoli. Il Museo merita una visita per più di una ragione, anche e soprattutto quella di chiedersi dove andrà la prossima arte: sospendete il giudizio, visitate gli spazi, respirare l’ampio panorama.Qualcosa di bello vi resterà, siatene certi.

1 gen 2015

A Napoli, nea-città: passano gli anni ma non il tempo

Auguri di riconessione alla città eternamente nuova: questo è l'auspicio per il 2015.
Questa mia città, Partenopoli di Partenope@ -ovvero una Napoli che sappia ritornare alla sua origine senza dimenticarsi il presente-  ha bisogno di narratori che la amino, come i grandi viaggiatori di un tempo, perchè i suoi abitanti possano percepire attraverso il racconto altrui la loro stessa identità. Come appartenersi attraverso, senza riuscire a guardarsi mai davvero dentro...
In fondo a Napoli ci vivo da quasi venti anni, l'ho scelta e non me ne andrei mai: a me Napoli è cresciuta dentro senza peccato originale.
Quell'astio tipico del napoletano oriundo (alla Totò) che ama-et-odia la sua città, lancia come una condanna che ricade sulla città medesima e su un'eterna sete di rivalsa: quest'anno non ci appartenga. Nemmeno la sirena era di queste parti, ma le scelse; per cui,  tenetela cara questa millenaria città di strati, dove un ordine cinquecentesco convive con una maiolica di due secoli dopo o tre prima, o dove avanzi romano-greci rigurgitano dal sottosuolo o dai muri. Tenete caro il tempo è l’ordine comune di questo posto eternamente nuovo: Nea-Polis.
Non v'è città al mondo -potrebbe dire Calvino- più invisibile che essa: gli abitanti la passano, la camminano e la bestemmiano. Eppure non la vedono:  e in fondo, sono persi in quello che non vedono di sè.
Partenopoli, la città di Partenope@  -direbbe Calvino- è città invisibile di ordine: architettura che non respira trai vicoli, dove non si percepisce la grandiosità delle facciate o il ritmo di lesene, parti alte che non riconoscono quelle basse, chi di sotto e chi di sopra. Il passante che non alza lo sguardo, abbassa così la soglia della sua coscienza. Chi bestemmia la propria città concede il manico al coltello di chi Napoli la vuole morta, denigrada, legata a immagini che non le appartengono, laddove la grandiosa capitale del Regno ha bisogno proprio del contrario. Le strade greche, così come furono pensate senza pensare, sono greche ancora, e si possono camminare rendendosi conto che si vive in un posto speciale.  Come satelliti da collegare, stanno portali lisi e squadrati, lesene e paraste scure su chiari intonaci: i monumenti sono pianeti da esplorare. E sopra ogni cosa, il pesante trucco barocco d'ornato, che non ebbe possibilità di essere barocco architettonico e si contentò di caricare le strutture esistenti in maschere d’oro, legno e stucco...
Quella parte d'odio di chi bestemmia la propria città, non resta solo parola: ricade sulla città come una pioggia di cenere, e ci ingolfa il passo: peggiore di una eruzione, fa meno lieve il transito e non permette la visione e il respiro e ci rende vittima della lamentela che Napoli non merita. Ma a Partenopoli, la città che vorrei ci portassimo in cuore quest’anno 2015, è una città invisibile -direbbe Calvino- e l'aria è tersa.
Riflette invece molto chiaramente, il mancato riflesso che ognuno non emana di se stesso non riconoscendosi in quelle strade, in quei monumenti, in quella gente che qui abita: perchè bestemmiando Napoli, lamentandosene, ognuno denigra solo la propria presenza e la propria identità. A Partenopoli, direbbe Calvino, passano gli anni senza mai passare il tempo.
Buon anno nuovo da Napoli, città antica eternamente nuova. Buon 2015 insieme, immagine e persona.