"La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione,non con la vaghezza e l'abbandono al caso" Italo Calvino

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24 dic 2015

Dimmi che Natività scegli e ti dirò chi sei

Caravaggio, Natività 1609
Michelangelo Merisi da Caravaggio
Natività con San Lorenzo e San Francesco (1609)

Oltre alle luci e ombre del Sommo Caravaggio, ti rimane da riflettere sul fatto che la tela venne rubata forse da Cosa Nostra nel 1969 e da allora mai più ritrovata. Appena evaso da Malta, Caravaggio a Palermo fece questo splendido lavoro,  come sempre un pò in fuga: oltre a San Lorenzo e San Francesco che partecipano, San Giuseppe volge le spalle al pubblico per una chiacchiera. Il verde molto raro nelle opere caravaggesche qui compare, con una Madonna distesa e un pò malinconica attorniata da personaggi-viandanti-pellegrini. Plana dal cielo un angelo: dopotutto c'è bisogno di una rassicurante Gloria dall'Alto dei Cieli.
Se hai scelto Caravaggio, hai scelto il nostro tempo. Luci, Ombre, fughe e rapimenti, e quel tanto di turbamento che ti pervade.


Natività, Piero Della Francesca 1475 ca

Piero Della Francesca

Natività ( 1470-75 ca)
Forse incompleta e mai terminata, con la scelta di angeli musicanti in prima linea sulla stessa linea , un rudere mangiatoia e una città fondale, forse Borgo Sansepolcro e il paesaggio delle crete a sinistra; Giuseppe seduto comodamente che conversa con i pastori che gli indicano le vie del Cielo. Sul tetto una gazza ladra, simbolo della follia umana che porterà al martirio di Gesù. Apparentemente una Natività tranquilla, ma piena di simboli e rimandi, con la voglia di evadere dentro: arte fiamminga nella Madonna, e nel pasciuto bambino nudo.Se hai scelto Piero, hai scelto la simbolica rinascita dell'altrove. Forse un salto nel vuoto come la sua pittura consiglia.





Giotto di Bondone
Natività, 1305 

Nell'immobilismo iconico bizantino, Giotto rompe con le sue invenzioni sceniche e prospettiche. Non è il solo certo, e ha avuto grandi maestri, ma il tempo suo era pronto al cambiamento.  La Madonna distesa con un manto di puri lapislazzuli appoggia il bambino fasciato con una inserviente che l'aiuta,  mentre Giuseppe sonnecchia. Sei hai scelto Giotto sei in tempi di grande rottura con il consueto: alla ricerca di una prospettiva migliore e innovativa che dia solide risposte alla vita senza troppi strattoni...apparenti...


D.Ghirlandaio natività

Domenico Ghirlandaio 
Natività ( 1492)

Sontuosità rinascimentali per questa scena dove il parto è avvenuto pare non in una stalla ma in uno spazio irreale a fondo d'oro, Giuseppe dorme, gli angeli musicano, e tutto richiama fuorchè scene di esodo, buoi asinelli e stalle. Veste sontuosa della Madonna, tutti in attesa dell'adorazione, pare un ciack si gira come di consueto in Domenico Bigordi-Ghirlandaio: era figlio di orafo non a caso. Se lo hai scelto  non c'è dubbio che ami l'estetica e quel tanto di puntigliosità dei dettagli. Basta perdere tempo coi frammenti tristi della vita, passiamo alla ricerca di sontuosità migliori e più ampie, narrative. Sono buoni auguri le natività, quindi, scegliendolo restiamo in attesa di scorrevoli storie. E così come tutta l'opera del Ghirlandaio, in attesa della festival della vita.

Bottega Lippi, Adorazione

Bottega di Filippo Lippi

Adorazione ( 1475-1500 ca)


Pregevole replica della più famosa adorazione del Lippi, questa copia certo non svalorizza l'invenzione originale del Maestro. Su un prato di fiori simbolico, è adagiato comodamente il bambino, tra iris fiorentini e fiori. Alle spalle una specie di scala-utero e un bosco dal rimando piuttosto chiaro. Se hai scelto questa natività un certo gioco ambiguo ti piace: anche nelle denominazioni delle cose, e nelle repliche che non sempre sono fatti negativi: invenzioni non certo secondarie, poichè ti piace ispirarti a qualcosa di altro più consolidato. Nella vita vuole dire saper osservare e apprezzare i percorsi altrui. 
Replicare non sempre è un male!


Io per me scelgo la Natività Recco. Un vero presepe Napoletano di sculture lignee, ancora immerso nella luce gotica delle Sale Angioine tra Giotto e Cavallini che cedono il passo alla sontuosa Corte Aragonese. In San Giovanni a Carbonara originariamente e oggi alla Certosa, noi che di natività abbiamo il primato produttivo, alla fine del 1400 scegliamo una teatrale messa inscena, e la chiamiamo Presepe. maria veste di sontuosi broccati e lampassi, piramide solida di se stessa.
-Dunque, Buone Feste!!












22 dic 2015

Varcare la Porta Santa verso Ferdinando II re (3 gennaio a Roma)

 Non è solo una questione di fede. E' anche una questione di fede ma anche di bellezza. 
Comprende la storia millenaria, e un momento storico particolare: due Papi, un anno giubilare straordinario, una passeggiata nella veste barocca di Roma che riesca a convincerci non solo che "la bellezza salverà il mondo" ma anche che i nostri gesti simbolici sono i migliori auguri che noi stessi ci facciamo.

Partenza da Napoli, ore 8. Cominciamo dalle ore 11.30 a varcare la Porta Santa di S.Pietro: la cerimonia ufficiale inizia nell'anno 1499 ad opera di Giovanni Burcardo , maestro cerimoniere di Alessandro VI, quel Rodrigo Borgia tanto discusso che pure diede grandioso impulso proprio al Giubileo. Molte cose sono cambiate da allora ( con Giovanni Paolo II nel giubileo dell'anno 2000 non si usa più il martello rituale per abbattere la porta ad esempio) . Passati dunque per il colonnato berniniano e attraversata la Porta Santa, ci accoglie immediatamente la Pietà di Michelangelo. All'epoca poco oltre i 20 anni ( 1497-99) , il grande sculture la concepì per per il cardinale francese Jean de Bilheres, ambasciatore di Carlo VIII presso Alessandro VI (proprio quel Borgia là) e dapprima destinata alla cappella di Santa Petronilla. Seguiremo le navate della basilica per contemplare le opere più famose: dal baldacchino, ai pilastri della cupola, alla "Rota Porphyretica" (in porfido rosso) dove si incoronavano gli Imperatori. 

Attraversata via della Conciliazione, e lo splendido Ponte Sant'Angelo con le splendide sculture di scuola berniniana, arriviamo alla seconda parte della giornata: una passeggiata barocca tra le meraviglie di Napoli. Da Piazza Navona ( "ad agone" in virtù del fatto che la piazza sia lo stadio degli atleti fin dall'epoca romana) capolavoro della famiglia Pamphili che volle la sistemazione della chiesa di Sant'Agnese in Agone di Borromini e della celeberrima Fontana dei Fiumi di Bernini, proseguiremo verso la Fontana di Trevi. Al trivio delle strade, appunto Trevi, a pochissime centinaia di metri dal potente palazzo Barberini, la fontana di Nicola Salvi e Giuseppe Pannini, ma con una lunghissima storia alle sue spalle, è stata restituita solo il 3 novembre alla città e al mondo dopo  ben 17 mesi di lavoro finanziato dal gruppo Fendi (costati quasi 2,2milioni di Euro). 

Concluderemo la nostra passeggiata a Piazza di Spagna, dove la Trinità dei Monti chiude lo spazio visivo, e dove Pietro Bernini e Gian Lorenzo figlio, scolpirono la celeberrima Barcaccia, passando anche per la colonna dell'Immacolata Concezione, che proprio  Ferdinando II delle Due Sicilie volle donare in ringraziamento  dello scampato attentato e inaugurata nel giorno dell'8 dicembre 1857 dopo la proclamazione del dogma dell'immacolata. 
Impostiamo dunque il nuovo anno con la bellezza della Città Eterna, collegata alla storia di Napoli, per proseguire insieme nel bello e nella positività l'anno nuovo! 

04 dic 2015

Il cavallo di bronzo di Donatello a Diomede Carafa: un impegnativo dono

per l'immagine grazie: Ciro La Rosa
La testa del cavallo di Diomede Carafa è tornata a casa restaurata, seppur nella versione copia di argilla che sostituì dopo la donazione degli eredi (1809) quella originale in bronzo. Completato il restauro, la copia è stata riposta al suo posto, nel cortile della dimora rinascimentale dei Conti di Maddaloni, in via San Biagio dei Librai. Nel 1471 la protome equina fu inviata a Napoli, opera di Donatello incompiuta per quel monumento equestre che Alfonso il Magnanimo non fece in tempo a farsi erigere per la splendida porta del Castel Nuovo. La regalò nientemeno che Lorenzo de' Medici a Diomede Carafa; oggi lo sappiamo dopo gli studi del prof. Francesco Caglioti.
- La famiglia di Diomede Carafa, conte di Maddaloni.
Caterina Farafalla dell'antico seggio di Portanuova era la mamma di Diomede; il papà quell'Antonio Carafa, detto Il Malizia, che del consiglio regio della regina Margherita di Durazzo faceva parte, e proseguì l'impegno con re Ladislao da cui fu ringraziato ampliamente con concessioni di terre e rendite, e continuò la sua carriera diplomatico anche con Giovanna II. Anzi, riuscì con missione diplomatica specifica a convincere il futuro Alfonso d'Aragona ad essere adottato da Giovanna II. Per la sua bravura, ottenne al solito, terre, castelli e il titolo di "familiare" e "siniscalco" della Regina, ovvero, un quasi parente al servizio intimo della corte dei Durazzo. Nel frattempo riceveva altri omaggi da Alfonso futuro re di Napoli: il doppio fronte delle alleanze paga sempre. Quando le cose si misero male tra la regina e Alfonso, il Malizia non ebbe dubbi: avrebbe appoggiato gli Aragonesi, e Diomede seguì Alfonso d'Aragona nella lotta. Il Malizia morendo nel 1437 lasciò nel testamento una ben chiara indicazione che più o meno diceva: "restate fedeli all'Aragonese come io ho fatto per 17 anni". Allora Diomede aveva circa 20 anni, e seguì perfettamente l'ordine paterno. 
- L'ottima politica di Diomede Carafa
L'essere a fianco della presa di Napoli il 2 giugno 1442, passando o per l'acquedotto o combattendo nelle strade, per la vittoria finale di re Alfonso contro gli Angioini gli procurò la fedeltà necessaria alla carica di revisore dei conti o potremmo anche dire ministro della finanza del Regno Aragonese. Diomede Carafa, quindi già di mestiere ufficiale e uomo di armi al seguito dei piani del padre, divenne poi  "scrivano di razione" di Alfonso il Magnanimo: era uomo di guerra e cultura, vero umanista e dotto rinascimentale; ma soprattutto come mestiere, teneva i conti della corte e dell'esercito. Era una potenza.  Divenne col tempo, oltre che titolare di feudi e responsabile delle collette sul sale, abile diplomatico e persino il precettore di Ferrante il figlio bastardo del re,peraltro l'unico possibile alla successione. Nemmeno a dirlo divenne suo "scrivano di razione" e anche amministratore dei beni. Ricordiamo brevemente anche la sua carriera di letterato, attraverso i memoralia che scrisse, da perfetto uomo di corte e diplomatico, di cui ricordiamo Il Memoriale sui doveri del principe(1476) e il Trattato dello optimo cortesani (1479ca).
Le teste Carafa e Medici-Riccardi a confronto (dal web)
L'apoteosi di Diomede Carafa.
L'apoteosi di Diomede, fu simbolicamente rappresentata dal suo palazzo: quello dal bugnato giallo e grigio, col portale dichiarante fedeltà al re, costruito ampliando con acquisti immobiliari nell'area delle proprietà paterne e finito almeno nel 1466. In quel palazzo alla maniera antica (peraltro con chiari riferimenti vitruviani) passarono i Medici, Leon Battista Alberti, Filippo Strozzi... personalità che stavano facendo il mondo di allora, perchè costruivano quell'idea e quella pratica del Rinascimento che ebbe Firenze come centro propulsore. Grande posizione aveva la famosa testa del cavallo nel cortile-lapidario antico; dopo la morte del Maestro Donatello (1466) grazie ad un dono del Magnifico espressamente diretto a Diomede, nella lettera del 12 luglio 1471, Diomede ringrazia Lorenzo della testa equina, e lo avvisa di averla messa a destra dell'ingresso del palazzo, cosicchè la possano vedere tutti. 
Dopo la morte di Piero de'Medici (1469) i rapporti con la corte napoletana si erano freddati, tanto che la banca dei Medici verrà aperta solo nel 1471, e solo nel 1479 abbiamo il definitivo viaggio di Lorenzo de'Medici a Napoli. Nel mezzo, Diomede Carafa, riceve la protome equina; nella lettera Diomede ringrazia Lorenzo del dono: " de che ne resto tanto contento quanto de cosa avesse desiderato" , ovvero "come se l'avessi desiderata io stesso". Chissà se re Ferrante ha veramente mediato la cosa, o il potere indiretto di Diomede, quasi vicerè di Napoli, percepito da Lorenzo, ebbe nel dono della testa un presente che lo legava al Magnifico, impegnandolo in ben altri disegni. Certo è che il Palazzo Carafa di Maddaloni, che ebbe sempre aperte le porte permettendo la visione delle meraviglie antiche nel suo cortile, ebbe nella testa equina un preziosissimo regalo: il maestro Donatello, il sommo, che rappresentava il presente e il trionfo degli Aragonesi con Alfonso, stava tra le radici greche e latine delle epigrafi e delle spoglie che Diomede aveva radunato "certificandone che non solo de V.S. ad me ne sarà memoria, ma ad mei fillioli, i quali de continuo haveranno la S.V. in observancia et serannoli obligati extimando l'amore quella ha mostrato in volere comparere con tale dono et ornamento alla dicta casa". 
Insomma scrive Diomede: mi casa es tu casa, Lorenzo (il Magnifico).