"La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione,non con la vaghezza e l'abbandono al caso" Italo Calvino

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14 mag 2013

Neapolis, libreria in utero ( in utero, Neapolis! )

Annamaria Cirillo, libraia di Napoli
Quella del libro è  arte di fine artigianato del sapere. 
Così passo-e-spasso sempre volentieri dall'ormai amica Annamaria Cirillo e nella sua libreria "Neapolis" in San Gregorio Armeno. 
Vuoi perchè col tempo parliamo di mezza Napoli -'che Napoli in fondo è un paese allargato sulle colline-  e vuoi perchè avere un'amica che ti tiene aggiornata su tutti i libri che si pubblicano a Napoli e nel Meridione è davvero una cosa speciale che solo a Napoli può accadere (e ha il suo bel vantaggio!). 
Neapolis è una piccola bottega artigiana in fondo, tra mille altre botteghe, nella via più rappresentativa della nostra città. 
Trai presepi, Neapolis è i libri e i cd della musica di Napoli. 
La sua dimensione è realmente piccola, ma qualunque cosa chiediate, Annamaria ce l'ha o ve la spedisce a casa, o la trova in biblioteca o nei fondi, o tra gli amici, o dai professori e dai collezionisti...oppure quella cosa che cercate sta già nella mitica appendice di bottega, che per ragioni di segreto professionale non vi svelo.  E c'è pure il San Gennaro del Solimena sulla parete di fondo, che mi ricorda con la carta da parati tanto salotto-buono.
Neapolis è una libreria in-utero, un piccolo corridoio gestante dove i libri non stanno semplicemente, ma aspettano una fecondazione, assistita da Annamaria. Che poi fa pure l'ostretica di molti libri (pure quello che si pubblicherà sa già, come in un reparto d'ostetricia che si rispetti si programmano i parti).  Non vi potete perdere poi gli habituee de la meson  -in cui mi annovero-  e poi ce lo spasso davanti all'entrata: un divertimento vedere l'umanità certa di Napoli e quella incerta dei turisti. 
In utero Neapolis ha davvero tutto quanto possiamo desiderare da una libreria, e con Annamaria scambiare quattro chiacchiere sulle brossure, sulle edizioni, sulla rarità delle cose non è mai un problema. Da quando la conosco che sistema libri, fa pacchi, telefona; e il suo è un mestiere di famiglia: di quel concetto di non dispersione dell'artigianato che fa grande la nostra arte. 
Giornata Mondiale del Libro, 23 aprile 2013
L'unica meritocrazia che concedo all'idea di famiglia italiana, quella non degenerata nel familismo amorale, ma quella del passaggio sano del testimone generazionale.
E dunque per la giornata mondiale del libro, 23 aprile scorso, non potevo non festeggiare da lei e con lei (e noi habitue) per poi correre a perdifiato come al solito, verso librerie meno decrescenti a presentare un libro a cui tengo molto, "Lazzariata" di Antonio Addati, ovvero il '799 presentato dal cortile di un palazzo nobiliare e dai suoi abitanti all'epoca dei fatti. 
Mi è sembrato l'unico modo sincero, via di mezzo ideale, per celebrale l'arte del libro in tutte le sue forme contemporanee. 
Avendo questa passione, della carta con le righe d' inchiostro fatte di lettere possibilmente ispirate, non posso che ribadire che l'artigianato del sapere è una grande ricchezza per una città-paese: è la sua forma umana di decrescita felice, prima della idea stessa di decrescita felice globale. 
E' la sua forma natuale di sviluppo e resistenza; è quella formula che permette a Napoli di rimanere unica, originale: autentica, e non verace come piace dire ai suoi abitanti poco avvezzi al problema dell'identità ponderata nei confronti del mondo. 
Per questa ragione, neapolis in utero è la mia libreria umana, e Annamaria un'amica, oltre ogni ragionevole intento commerciale.

Di questo golfo chiamato baia (a nome di una Penisola intera)

La meraviglia di Napoli è il suo mare e il paesaggio che vi è immerso.

 Tra Massa Lubrense e Marina della Lobra (B.C.)
"Qualche" eruzione ha creato uno splendido capolavoro tra coste di dura roccia e di tufo (il tufo giallo napoletano che c'è solo qui). Eppure Napoli non è stata Amalfi: non le venne mai in mente di fare Repubblica, nè vi partirono grossi contingenti per guerre sanguinose. Non fu porto da grandi conflitti, eccetto dall'esser bombardato a tappeto per mettere in ginocchio l'Italia intera, quando non si sapeva più, da parte degli Alleati, da che punto incominciare -e nè mai ci importò granchè del resto del mondo, salvo con re Alfonso e Ferrante: la dinastia aragonese non si dispiacque di mercanteggiare e ricostruire le mura inglobando parti escluse dalla topografia storica e allargandosi ad una geografia orizzontale dalla Spagna all'Oriente, di cui fummo centro. E che dire, Capri fu sempre meta ambita anche da prima di Tiberio, la "dolce vita" è nata lì, nel giardino mediterraneo più a strapiombo che ci sia. Ischia è l'isola verde e delle terme, in cui qualcuno si fece seppellire con l'esametro greco più antico che si conosca: parlava d'amore e di desiderio, la coppa di Nestore da San Montano. La piccola Procida, la terra emersa dal fantastico, eletta a isola di scrittori e che la Morante scelse per le sue ceneri: "disperdetemi a Vivara", infine disse Arturo. E Posillipo, che un Cavaliere fece edificare per poi lasciare all'Imperatore; la costa del "riposo degli affanni" e il suo piccolo cratere, Nisida, rifugio di quel Bruto -proprio quello si, che accoltellò un padre- e  oggi carcere che potrebbe dar lavoro ad un'intera comuntà urbana.
foto Lina Lombardi
Non metto in conto neppure di parlare della parte tra Sorrento e Vietri, detta Costiera Sorrentina-Amalfitana, e neppure di quella che comprende i Campi Flegrei, da Pozzuoli a Cuma (e solo per limitarmi allo scempio di "dimenticanza" della costiera domiziana fino a Gaeta).

Non metto in conto di parlare più a lungo della baia di Napoli, più grande del cosiddetto golfo, perchè davvero si fa fatica a capire dove finisce questa meraviglia della natura che è una costa unica per storia, tradizione e bellezza. O forse la baia di Napoli non è che un punto di questa penisola che si chiama Italia, e che poco valutiamo per essere paese intero sospeso sul mare. Ci dicono che eravamo un popolo di santi -e questo anche ci basta. Navigatori l'abbiamo dimenticato, e i poeti li abbiamo lasciati morire con la nostra ridicola rivoluzione industriale. La cecità dei nostri governanti e la nostra di popolo-mai-popolo, dimentico della sua identità perchè mai conosciuta, ci porta a non considerare 7.500 km di perimetro tra spiagge e scogli, e mari dai nomi etruschi: piuttosto che esaltare la nostra diversità, l'abbiamo affondata nella confusione della modernità.