"La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione,non con la vaghezza e l'abbandono al caso" Italo Calvino

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17 mag 2016

I giardini delle meraviglie: Villa Lante e Bomarzo (Vt)


Due delle esperienze più importanti nell’idea del giardino all’Italiana, durante la seconda metà del 1500, sono distanti tra loro meno di 20 chilometri: non è un caso. 

Il nostro viaggio sarà una scoperta della grande invenzione che le potenti famiglie nobili romane e soprattutto gli Orsini, effettuano nel territorio della Tuscia Meridionale che ha visto emergere, trai paesaggi più belli d'Italia,la creazione di grandiosi progetti da parte dei più grandi architetti rinascimentali.
Villa Lante è uno splendido gioiello situato sulla collina del piccolo abitato di Bagnaia, sulla via Francigena. La proprietà della zona era solitamente affidata al vescovo della vicina e potente città papale di Viterbo; nel 1566 al grandioso architetto Jacopo Barozzi da Vignola, viene affidato il progetto di una villa delle delizie del cardinale Gianfrancesco Gambara. Nel corso del tempo, poichè la genesi del parco di Villa Lante è elaborata, ne viene fuori una delle più eleganti e armoniose costruzioni di ritrovo ideale del '500: gli spettacolari giardini con i giochi d’acqua, dal loro sgorgare naturale per terrazze e percorsi ordinati e ritmati, scendono fino alla grandiosa vasca con la splendida scultura dei "Mori", nella cerchia del Giambologna.
Ad accogliere il visitatore davanti alla spettacolare fontana del Pegaso, un bivio: il barco (o bosco reale) nella sua integrale naturalezza con i lecci centenari, o piuttosto l'ordine del giardino all’italiana? E, meraviglia dopo meraviglia, i casini di caccia manieristi, le pitture del Gentileschi e dello Stiattesi, le vedute (tra cui una spettacolare battaglia navale nel golfo di Napoli sotto la loggia cinquecentesca) i cespugli di geometrico bosso, e l’ordine del tutto, esaltano gli occhi e il cuore. 
Bomarzo e il suo splendido parco di sculture, è un giardino delle meraviglie e d’amore che vede la sua luce progettuale nel 1552, grazie al contributo della genialità dell’architetto napoletano -e internazionale nel clima rinascimentale- Pirro Ligorio, figura cardine del complesso progetto che il Principe Pierfrancesco II Orsini, detto Vicino, decide di attuare ai piedi della sua sontuosa rocca di Bomarzo. 
Vicino sposa Giulia Farnese, figlia di Galeazzo signore di Latera, e parente di quell'Alessandro Farnese, Papa Paolo III, a noi napoletani tanto caro per la sua immensa collezione a Capodimonte.
Secondo alcuni studiosi il Giardino delle Meraviglie di Bomarzo è ispirato dall'iconografia del complicato testo della fine del 1400, Hypnerotomachia Polyphili di discussa attribuzione: un testo in chiave allegorico-ermetica del viaggio di Polifilo, e del suo personale sogno dilenire le pene d'amore per Polia. La moltitudine delle cose e delle passioni del testo (polys in Greco è "molto") è quindi forse alla base delle sculture disseminate nel bosco: come le altre numerose di origine etrusca che circondano il parco e che il Principe doveva aver visto. Dunque una stretta relazione tra il luogo e le cose, la meraviglia e la capacità di stupirsi, come è ripetuto nei motti che si trovano lungo il parco.
Fontana dei Mori
Ricostruito a partire dal 1954, amatissimo da Salvador Dalì che prese spunto da qui per sue diverse iconografie, il parco ci accoglie con la criptica frase : "Tu ch’entri qua pon mente parte a parte e dimmi poi se tante maraviglie sien fatte per inganno o pur per arte".

Bomarzo e Villa Lante, costituiscono due delle più interessanti e complesse opere nell’idea del giardino all’italiana che nel 1500 vede sorgere i grandiosi parchi nei pressi delle residenze più importanti delle famiglie in ascesa: i significati simbolici, le acque, il loro governo, i parchi di caccia, i giochi e le meraviglie delle fontane riservati alle famiglie e ai loro ospiti, costituiscono un patrimonio unico e spettacolare che l'Italia vanta.
Un viaggio che è una sfida all'intelletto e alla ragione...in nome della bellezza.

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