"La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione,non con la vaghezza e l'abbandono al caso" Italo Calvino

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21 nov 2015

Il più grande furto d'arte contemporaneo e la Grande Bellezza.

Verona, Museo Civico di Castelvecchio, ore 20 di giovedì 19 novembre 2015.
Entrano in tre, chiaramente vestiti di nero, fermano la cassiera, disarmano la guardia giurata e la bloccano con lo scotch. Si fanno portare davanti a 17 opere e diligentemente mettono a segno uno dei più grandi furti della storia dell'arte in Italia. Restano nel museo almeno un'ora e fuggono con l'auto del vigilante.
Colpisce nell'elenco di 17 opere, la presenza di tanti unica della storia dell'arte. Quel fanciullo che mostra un ritratto schematico, di Giovan Francesco Caroto degli anni Venti del 1500, uno strano ritratto che qualche pediatra ha avanzato mostrare una malattia come la sindrome di Angelman o dalla deflagrata lezione leonardesca, chissà.
Mantegna, Sacra Famiglia
Quel fanciullo che mostra il disegno di un uomo, un vero disegno infantile, ci sorride beffardo. E non lo vedremo più. Comunque un unico eccezionale esempio di pittura, come quel ritratto di monaco benedettino dello stesso autore che tiene un libro in mano nel suo saio nero, il volto perso nel roseo incarnato, le grandi labbra tumide e chiuse e il capo tonsurato. Tutto tondo d'uovo e ricerca di equilibrio visivo. E che dire della Dama delle Lecnidi di Peter Paul Rubens, quei piccoli fiori purpurei trai capelli, dagli inizi del '600, per passare poi alla Madonna della Quaglia di Pisanello (1420) con la prima collaborazione di Gentile da Fabriano. Salutiamo quel San Gerolamo di Giovanni Bellini tra il 1450-65, così ancora steccoso nella sua sofferenza col predominio di un paesaggio appena ingentilito da un bestiario di cervi, volpi, draghi, uccelli e leoni...a metà tra il bestiario medievale e il passaggio allegorico che verrà a breve. E quella Madonna che allatta, di Tintoretto, al volgere del secolo (ca 1594)... il Tintoretto che pare il più amato dai ladri; ben cinque sue opere sono sparite. E che dire della Sacra Famiglia con santa, di Andrea Mantegna: quella composizione così intensa, in dialogo con lo spettatore ma quegli occhi bassi della Madonna. Mai che ti riescano a guardare in faccia, o forse sei tu che li fuggi, e forse là sta il grandioso potere di Mantegna, diverso che la fissità vacua di Piero della Francesca. Un furto calcolato trai 10 e 15 milioni di Euro, non facilmente rivendibile se non su commissione. Non facilmente opere smerciabili e da chiudere, chiuse presto in un caveau già ierisera di corsa: chiunque potrebbe riconoscerli. No, certe trattative vanno fatte in segreto, con chi ha commissionato, non è roba da mercatino, visto che a conti fatti la media è di un milione di euro per ciascuna opera. Cinque Tintoretto si rubano per collezione, in un caveau come quello del film della Migliore Offerta, e tanti unica come questi strani ritratti del Caroto, si rubano per gustarli perversamente in segreto, tra piccole cerchie. Come quelle in cui furono realizzati. Eppure, se c'è chi commissiona simili colpi, remotamente c'è ancora speranza nel mondo. Qualcuno ama ancora, la Grande Bellezza. Perversamente l'ama. Magari con un Brunello di Montalcino Poggio di Sotto, annata 2006, gran riserva; "prima però c'è stata la vita, nascosta sotto il bla bla bla bla.E' tutto sedimentato sotto il chiacchiericcio e il rumore" .

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