"La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione,non con la vaghezza e l'abbandono al caso" Italo Calvino

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19 nov 2015

La musica del Gesù Nuovo: la prima leggenda metropolitan-mediatica contemporanea

La notizia della presunta musica del Gesù Nuovo, incisa sulle belle pietre di piperno, inizia a circolare ufficialmente nel 2010 quando se ne occupa il giornale Il Mattino di Napoli, con la pubblicazione di un video e di un articolo che ne farebbe persino ascoltare la musica riprodotta dalle deduzioni di Vincenzo Di Pasquale, che dal 2005, inseguiva la ricerca sulla storica facciata e sui suoi segni. Nel 2011 esce il libro " L'enigma del Gesù" dove la stramba teoria pare dimostrata da ricerche svolte in Ungheria, e attraverso la decifrazione dall'Aramaico dei segni sopra i piperni. 
Il libro è un susseguirsi di deduzioni, notazioni, presunte letture e codificazioni, e teorie che nulla hanno a che fare con la semplice realtà di segni dei mastri pipernieri che cavavano la materia. Nel giro di pochi mesi, la notizia fa il giro del web, viene rimbalzata massicciamente dai social,  seguono presentazioni del libro e improvvisamente, la notizia è acclarata non solo dal pubblico, ma comincia ad essere riportata in più guide e manuali, come veritiera e assolutamente autentica. Fino a diventare una vera e propria vulgata: le guide turistiche e le associazioni non hanno remore ad organizzare tour alla ricerca del presunto esoterismo delle pietre del Gesù Nuovo o a raccontare che si, davvero esiste una musica tra quelle pietre. Dando in pasto alla gente quello che forse ci si aspetta da una oleografia napoletana incentrata sui misteri partenopei, filone amatissimo dall'editoria e da presunti ricercatori, oggi è diventata un dato di fatto: c'è la musica tra le pietre del Gesù Nuovo. Viste le precarie condizioni dei lavoratori della pietra del 1400, di cui non abbiamo una corporazione ufficiale a Napoli, c'è da chiedersi come questi facessero a conoscere l'Aramaico, e nientemeno a musicare in codice, ma ovviamente viene in soccorso una presunta matrice massonica e una sapienza segreta nientemeno che dai Romani (e perchè no dai Greci, visto che le mura greche di Napoli mostrano medesimi segni di cavatori, replicati tra l'altro nelle cave della città?). Il Palazzo dei Sanseverino, quel "motivo a bugnato (...)che fascia l'esterno del palazzo come una corazza inespugnabile, minacciosa come le squame puntute di un drago"  (F.Abbate, Il Cinquecento, p.153)., è ormai musica, e non ci si fa nemmeno più caso a raccontar questa storia.
Tirato in ballo anche il Palazzo dei Tufi di Lauro, o del Cappellano, e niente meno che quello Farnese,  Vincenzo De Pasquale, arriva a pensare che sono tutti complici di tener celate musiche antichissime nella loro facciata. Allora perchè non controllare anche il Palazzo dei Diamanti di Ferrara che direttamente è legato al nostro Palazzo Sanseverino, o la Ca' del Duca di Venezia, o qualunque bugnato rinascimentale d'Italia? Senza entrare nel merito delle notazioni degli spartiti d'epoca, cui la musica del Gesù non assomiglia proprio, la vera notizia è che questo "enigma svelato del Gesù" è diventata la prima leggenda mediatica contemporanea di Napoli: una leggenda metropolitana. Seguirà quella del Conte Vlad a Monteoliveto e simili altre scoperte esoterico-misteriose che dichiarano, dal punto di vista storico, una verità inconfutabile: Napoli è una città propensa alla costruzione mitopoietica. Disponibile cioè alla costruzione di storie e racconti fantastici, come da tradizione letteraria (pensiamo al fantastico o fantasy nobilissimo narrato da Gianbattista Basile ne "Lo cunto de li cunti"). E questa è la parte buona di tutta la faccenda.

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