"La leggerezza si associa con la precisione e la determinazione,non con la vaghezza e l'abbandono al caso" Italo Calvino

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26 ott 2014

Perchè la mela di Eva era un’Annurca campana (Orcano mistero svelato)

in difesa della mela
Orcole tra la paglia
Mi sono recata nel paese della sagra che un tempo si chiamava “sagra della mela annurca” (24-25-26 ottobre 2014) : da 22 anni era una festa del Vallo di Maddaloni. Oggi con una tormentata storia del marchio dall'Igp poichè è da Giugliano che partono le annurche e la zona fa fatica ad entrare nella denomonazione: le piccole produzioni a caratura familiare spesso non possono permettersi di diventare aziende, registrare un marchio e fare consorzio.
Oggi, dopo 22 anni e la registrazione ufficiale del marchio dal 2006, è costretta a chiamarsi “sagra della mela”, ma va bene lo stesso:  la sostanza della polpa non cambia. E il disciplinare del consorzio di tutela ha registrato uno strano nome : Melannurca tuttoattaccato, il che mi fa ben prefigurare che se denominassero semplicemente Mela Annurca del Vallo di Maddaloni, o anche solo Mela Annurca, a suon di ricorsi si potrebbe vincere anche una causa.
Scusate, ma il dettaglio è fondamentale, se passa sulla pelle di molti contadini.
La mela (annurca del Vallo, poichè prima o poi si dovrà pur riconoscerle uno status ufficiale, visto che il Maddalonese è a tutti gli effetti zona di produzione, e che è altro dire Melannurca, che è l'igp registrato) si raccoglie tra la fine di settembre e inizi di ottobre: dagli alberi di oltre 50 anni e alti 5 metri. Un meleto unico sopravvive al centro della cittadina ad opera del lavoro familiare di Lelio Bernardo che mi racconta la sua storia di contadino: gli alberi li ha piantati col padre, e oggi hanno 50 anni... e le difficoltà di una politica agricola senza progetti e incentivi, e di puro interesse localistico quando va bene. E delle solite guerrucole da provincia che porteranno nel giro dell'ultima generazione alla morte di una grande tradizione.
Eppure, mi dice Giusy, la mia guida speciale di Vallo, i Carafa di Maddaloni avevano migliaia di aranci e solo poche decine di piante di mele...vuol dire che c'è tutta una ricerca da compiere ancora sulla territorialità, e il convegno che si è tenuto in questi giorni qualche spunto lo ha dato.
Comunque mia madre diceva: “vado a comprare le annurche” e “vado a comprare i sanmarzano” intendendo per antonomasia questi prodotti, e non semplici mele o pomodori.
A raccontarla tutta la storia dell’Annurca, è davvero speciale: una volta che il frutto è arrivato a maturazione cadrebbe, e così occorre raccoglierlo a mano sulle scale, poi pazientemente si stendono le mele su un soffice strato di paglia mista a terra una accanto all’altra, e dopo 15 giorni si girano una a una per farle maturare al sole anche dall’altro lato.
Solo dopo che la mela è sopravvissuta alle intemperie, agli insetti e parassiti, e con tanta cura dell’uomo, ci vuole un mese per avere una annurca rosata al punto giusto, sperando che il tempo sia stato clemente.
Lasciando da parte le guerre dei marchi di una regione che dovrebbe far fronte comune, la mela annurca, sostiene Plinio il Vecchio verrebbe dalla zona di Pozzuoli: “Mela Orcula”, dove “orco” sarebbe il riferimento al lago d’Averno.
Poichè la dominazione greca è precedente quella latina, seguirò questa pista per spiegarmene il nome: mele orbiculate furono per Varrone,Columella e Macrobio, da cui il volgare “mele orcole”,  e poi anorcole-annurche... il passo è breve.
Seguendo la denominazione di “orcole” di Plinio e scavando nella parola, si arriva al greco “orkane”, che vuol dire: recinto-luogo da cui non si può uscire (da cui orciolo-orcio come contenitore chiuso, Orco come mostro che afferra e non lascia etc.) con una evidente doppia indicazione; le annurche maturano a terra tra recinti e, visto che viene dalla zona dell'Averno,  risulta la mela infera per eccellenza: le mele prima orcole, anorcole e infine annurche, sono l'eredità diretta dell'idea dell'Averno come Infero.
Mettiamoci in più il fatto che per giungere a maturazione toccano la terra, e non devono marcire: sono eterne, e forse il simbolo rinnegato di una cultura intera quando la cristianità sbarcò con San Paolo proprio a Pozzuoli.
Così la mela annurca, è la mela di Eva per eccellenza: il morso alla conoscenza che la prima donna diede è infondo un divieto al sapere di una cultura pagana.
La mela annurca porta il nome di due millenni di storia: viene dagli Inferi dell’Antichità greco-romana, dove sono situati nei Campi Flegrei, e matura a terra quasi contro legge naturale.
Pensiamoci quando ne mangiano una.L'unica mela che fiorisce a terra.
Ho sempre sostenuto che fosse annurca la mela di Eva, ma oggi l’ho potuto dimostrare; ergo svelati, orcani misteri: il mio, è dopotutto, un originale peccato (di gola).


Si ringrazia la Pro-Loco Valle di Maddaloni, nelle persone splendide di Giusy e Antonia, e tutti gli stand della splendida Sagra. Bravi, tenete alte le nostre tradizioni!

2 commenti:

  1. Condivido anche se quest'anno la sagra della mela di Vallo di Maddaloni e' più che deludente. Tre stand con la mela e una marea di bancarelle con plastica, torrone, panini e cianfrusaglie. Una sola signora con dolci fatti in casa con l'annurca e per tutto il paese neanche un goccio di sidro o liquore di semini di mela. Stanno affossando la cucina popolare che gira intorno al delizioso mondo dell'annurca.

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    1. Il punto, Giovanni, è che due anni fa ciecamente hanno inflitto multe alle aziende che adesso sono in causa insieme al comune: questo ha spaventato e fermato i produttori che non vogliono rischiare. Piuttosto che incentivare anche questa storia ha impedito il regolare svolgimento della festa, c'è una lunga causa in corso e lunga è la questione che ho appena accennato...

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